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E’ un postulato antico questo. Le tragedie greche da più di 4000 anni ci hanno insegnato molte cose tra cui che ci vuole analisi per arrivare alla sintesi e che per ottenere sia l’una che l’altra occorre sentimento, capacità e voglia per la relazione.

E nel nome Athena di memoria greca ce n’è tanta. La si poteva chiamare anche Minerva ma, questo nome, è troppo vicino, alcuni se lo ricorderanno, al concetto di cerino e si rischiava di andare in fiamme.

E qui invece si ha un coraggio prudenziale.

Resta però la parte aritmetica del logo, il 21. Siamo sicuri che sia solo un numero? E’ stato un medico francese che, con un ingegnoso sistema idraulico, architettò ostinate ricerche e concluse che la perdita ponderale di un essere umano nel momento del trapasso corrispondeva a 21 grammi. Ovvero il peso dell’anima. Ecco la raffinatezza di una intuizione. Il peso della vita emotiva sul bilancino di un orafo. E’ inutile. Qui si lavora di fino.

Adesso abbiamo capito dove si muove Athena21. Si rifà alle voci del classico senza esserlo. Ed è immediato comprendere che sedersi intorno ad un tavolo per fare insieme delle cose, come dire: “ne vale la penna”!